Il concetto di fede in Dio all’interno del Buddhismo, analizzando la visione del Buddha su Provvidenza, legge morale e Nirvana come estinzione delle corruzioni interiori. Una riflessione sull’essenza spirituale e morale dell’insegnamento buddhista.
Due estratti dal libro di Mohandas K. Gandhi – BUDDHISMO, CRISTIANESIMO, ISLAMISMO – le mie considerazioni
La fede in Dio
Voi e quanti si professano buddhisti fuori dell’India avete indubbiamente assorbito l’insegnamento del Buddha in larga misura, ma se osservo la vostra vita e se interrogo gli amici di Ceylon, Birmania, Cina o Tibet, vedo talmente tante incongruenze tra ciò che sono personalmente arrivato a intuire come fatto centrale della vita del Buddha e la vostra pratica da restarne confuso. Se non vi tedio, vorrei passare rapidamente in rassegna i tre punti essenziali che mi sono affacciati alle mente proprio in questo momento. Il primo è il credere in una pervasiva Provvidenza chiamata Dio.
Mohandas K. Gandhi
Il Buddha e la Fede in Dio: Un’Interpretazione Controversa
Innumerevoli volte mi è capitato di sentirla mettere in discussione e ho letto in alcuni libri che avevano, oltretutto, la pretesa di esprimere lo spirito del Buddhismo, che il Buddha non credeva in Dio. Secondo la mia umile opinione una tale credenza contraddice il fondamento stesso dell’insegnamento del Buddha. La confusione è derivata, a mio avviso, dal suo ripudio – giusto ripudio – di tutto ciò che di vile ai suoi tempi veniva associato al nome di Dio.
Il Rifiuto del Buddha per una Visione Antropomorfa e Imperfetta di Dio
Indubbiamente il Buddha rigettò la nozione che un essere chiamato Dio fosse spinto da malizia, potesse pentirsi delle proprie azioni, fosse perfettamente esposto a tentazioni e corruzioni e avesse i propri favoriti come i re della terra. L’intera anima del Buddha respingeva indignata la credenza che un essere chiamato Dio potesse prendere per propria soddisfazione il sangue vivo degli animali, quelli animale che aveva egli stesso creato.
Il Buddha e la Restaurazione del Divino: La Legge Morale come Essenza di Dio
Re insediò pertanto, Dio al proprio posto e detronizzò l’usurpatore che a quel tempo pareva averne occupato il Bianco Trono. Sottolineò e re proclamò l’eterna e immutabile esistenza del governo morale di questo universo. Affermò senza esitazione che la legge era Dio stesso.
Che cos’è il Nirvana?
Le leggi di Dio sono eterne e immutabili, non separabili da Dio stesso. Ciò rappresenta una condizione imprescindibile della Sua stessa perfezione. Di qui la grande confusione che il Buddha non credesse in Dio ma, semplicemente, nella legge morale. Da tale equivoco circa Dio stesso, sorse poi quello sull’esatta interpretazione della grande parola Nirvana.
Il Nirvana secondo il Budda: Estinzione del Male e Pace Vivente dell’Anima
Per Nirvana, indubbiamente, non deve intendersi completa estinzione. A quanto mi è stato dato capire a proposito del tratto fondamentale della vita del Buddha, il Nirvana è solo completa estinzione di tutto ciò che c’è di vile, di perverso, di corrotto e corruttibile in noi. Il Nirvana non è come la nera, mortifera pace della tomba, ma pace vivente, felicità pulsante di un’anima che è conscia di sé, e conscia di avere trovato dimora nel cuore dell’Eterno.